mercoledì 5 dicembre 2012

Flussi 2012 non stagionali. Ore 09.00 del 7 dicembre 2012 nuovo clik day


Pubblicato il decreto flussi per lavoro non stagionale per cittadini stranieri non comunitari entro una quota complessiva di 13.850 unità - Sulla gazzetta ufficiale n. 273 del 22-11-2012 , è stato pubblicato il DPR 16 ottobre 2012  "Programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro non stagionale nel territorio dello Stato, per l'anno 2012".

In particolare prevede che:



in via transitoria, siano ammessi in Italia  per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo, i cittadini stranieri non comunitari entro una quota complessiva di 13.850 unità, così ripartiti:
2000 lavoratori autonomi appartenenti alle seguenti categorie:
            - imprenditori che svolgono attivita' di interesse per l'economia italiana;

            - liberi professionisti riconducibili a professioni vigilate, oppure non regolamentate ma comprese negli elenchi curati dalla pubblica amministrazione;

            - figure  societarie  di societa' non cooperative, espressamente previste dalle disposizioni vigenti in materia di visti d'ingresso;

           - artisti  di  chiara  fama internazionale o di alta qualificazione professionale, ingaggiati da enti pubblici oppure da enti privati;


100 lavoratori subordinati o autonomi, di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea diretta di ascendenza, residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile.
4.000 conversioni di permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato;
6.000 conversioni di permesso di soggiorno da studio, tirocinio o formazione professionale in lavoro subordinato;
500 conversioni da permesso CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altri Stati membri in lavoro subordinato;
1.000 conversioni di permesso di soggiorno da studio, tirocinio o formazione professionale in lavoro autonomo;
250 conversioni da permesso CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altri Stati membri in lavoro autonomo.
Le domande potranno essere presentate a partire dalle ore 09.00 del 7 dicembre 2012 (15° giorno successivo a quello della pubblicazione in gazzetta ufficiale).

mercoledì 21 novembre 2012

Il Governo pensa già ad un nuovo decreto flussi


Aumenteranno le quote per i collaboratori domestici - A poco più di un mese dalla fine della cosiddetta "sanatoria", e dopo il decreto flussi per gli stagionali, il Governo sta già pensando ad un nuovo decreto flussi che potrebbe portare nuova forza lavorativa in Italia. Si tratterebbe di un decreto con le quote, così come quello del 2011 che ha visto coinvolti 86.580 cittadini extracomunitari e 11.500 conversioni di permessi di soggiorno per un totale di oltre 98mila persone.

Si apre dunque uno spiraglio grazie anche alle dichiarazioni dell'attuale Ministro del Lavoro Elsa Fornero, che durante un incontro con i giovani organizzato dalla Confindustria locale a Trento ha ribadito che il Governo è seriamente intenzionato ad intraprendere questa strada, ma sulla decisione peseranno i dati poco incoraggianti della disoccupazione tra gli immigrati.

Adesso si attenderà con ansia che arrivino notizie positive prima delle elezioni amministrative, che potrebbe distogliere il pensiero dal nuovo decreto flussi.
Avv. Carlo Ioppoli
Esperto in diritto dell'immigrazione

mercoledì 18 aprile 2012

Da 80 a 200 euro, si paga la nuova tassa per il permesso di soggiorno


Da oggi in vigore il “contributo per il rilascio e rinnovo” voluto dal precedente governo e non ancora modificato (nonostante gli annunci)  dal governo Monti. Si versa con un bollettino su un conto corrente postale intestato  al Ministero dell'economia e delle finanze

Roma – 30 gennaio 2012  - È arrivata la stangata. Da oggi, chiedere o rinnovare il permesso di soggiorno costa da 80 a 200 euro in più. Merito di un decreto firmato lo scorso ottobre da Maroni e Tremonti che, nonostante le promesse, il nuovo governo non ha ancora cambiato.
L’importo del “contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno” varia in base alla durata del permesso: ottanta euro se è compresa tra tre mesi e un anno, cento euro se è superiore a un anno e inferiore o pari a due anni, duecento euro per il “permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo”, la cosiddetta “carta di soggiorno”. L’esborso si aggiunge al contributo di 27,50 euro per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico,  ai trenta euro che si prende Poste italiane per il servizio e alla marca da bollo da 14,62 euro.
Sia il nuovo contributo che quello per il permesso elettronico andranno versati con un unico bollettino sul conto  corrente  postale n. 67422402,   intestato   al   Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento del Tesoro. Quindi, per esempio, chi rinnova un permesso biennale, dovrà pagare con un unico bollettino 127,50 euro (100 + 27,50).
La nuova tassa non riguarda i permessi dei minori, compresi quelli arrivati con un ricongiungimento familiare. Non pagano nemmeno gli stranieri che entrano in Italia per sottoporsi a cure mediche e i loro accompagnatori, così come chi chiede un permesso per asilo, richiesta d’asilo, protezione sussidiaria o motivi umanitari. Il contributo non tocca, infine, a chi chiede solo di aggiornare o convertire un permesso di soggiorno valido.
Che ci farà lo Stato con questi soldi? Metà dei nuovi introiti servirà a finanziare il “Fondo Rimpatri”, con il curioso risultato che gli immigrati regolari pagheranno le espulsioni dei clandestini, l’altra metà andrà al ministero dell’Interno per spese di ordine pubblico e sicurezza, per finanziare gli sportelli unici e l’attuazione dell’accordo di integrazione.
Avv. Carlo Ioppoli
Espero in Diritto dell'Immigrazione

venerdì 24 febbraio 2012

Il controllo delle frontiere: il respingimento

Il contrasto al fenomeno dell'immigrazione clandestina ha come fondamento una serie di accordi con i Paesi dai quali originano i flussi migratori. Lo scopo della normativa è quello di istituire una serie di controlli per impedire o, quantomeno, contenere questo fenomeno che con il passare del tempo assume sempre più proporzioni rilevanti. A prescindere dai rapporti politici tra i vari Paesi bisogna sottolineare come la normativa interna disciplina anche le ipotesi degli stranieri che si presentino alla frontiera o vengano trovati sul territorio senza un valido documento o titolo di soggiorno. In questi casi la Polizia di frontiera è tenuta al respingimento del cittadino straniero quando lo stesso si presenti ai varchi di frontiera senza avere i requisiti previsti dalla legge. Il Testo unico sull'immigrazione, rispetto alla normativa precedente, ha introdotto strumenti maggiori e più incisivi a disposizione delle forze dell'ordine per contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. L'articolo in esame prevede due tipi di respingimento, quello alla frontiera ed il respingimento differito. Il primo, come già accennato, è adottato dalla polizia di frontiera nei confronti degli stranieri che si presentano ai varchi di frontiera senza avere i requisiti richiesti dalla legge. In questo caso lo straniero viene obbligato a rientrare nel proprio Paese, o in quello da cui proviene, a bordo del vettore che lo ha condotto al valico di frontiera. Al di fuori di questa ipotesi il respingimento può essere applicato anche nei confronti del cittadino straniero che sia stato segnalato, ai fini della non ammissione, nel SIS (sistema di informazione Schengen) perché sottoposto ad una misura di allontanamento disposta da un Paese aderente all'Accordo Schengen ovvero quando vi sia minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l'Italia ha sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone.
Il respingimento differito si applica invece nei confronti dello straniero che ha già attraversato il confine, ed è disposto dal Questore o dall'Autorità provinciale di pubblica sicurezza. La fattispecie prevede l'ipotesi dello straniero che è entrato nel territorio dello Stato sottraendosi ai controlli della frontiera ed è stato fermato all'ingresso, subito dopo, oppure, sottraendosi ai controlli di frontiera, è stato temporaneamente ammesso nel territorio dello Stato per necessità di pubblico soccorso. Come si può vedere il respingimento, come l'espulsione, è un provvedimento amministrativo in quanto determina l'obbligo per il cittadino straniero di lasciare il territorio dello Stato. Il provvedimento di respingimento viene annotato in appositi registri istituiti presso le polizie di frontiera e presso le Questure, con successiva comunicazione al Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere. Il respingimento trova immediata applicazione e viene adottato con provvedimento motivato. Pertanto, in occasione dell'adozione di un provvedimento di respingimento, la polizia di frontiera deve: • redigere e notificare allo straniero il modello uniforme di provvedimento, così come previsto all'allegato V, parte B del regolamento CE n. 562/2006; • apporre sul passaporto un timbro di ingresso e barrarlo, indicando i motivi del respingimento; • procedere all'annullamento del visto, come nei casi di respingimento per gravi motivi di ordine pubblico; • registrare il provvedimento su appositi registri con l'annotazione dei motivi e della data del respingimento. Avverso il provvedimento di respingimento la giurisprudenza amministrativa (Tar Friuli Venezia Giulia Trieste, 18 maggio 2003, n. 456) ha ritenuto la carenza di interesse in quanto il ricorso giurisdizionale risulterebbe carente di utilità pratica, essendo il respingimento un provvedimento ad effetto immediato che esaurisce i suoi effetti con l'accompagnamento alla frontiera e non produce il divieto di reingresso. Non vi sarebbe, in altre parole, violazione del diritto soggettivo della libertà personale.
 Avv. Carlo Ioppoli
Espero in Diritto dell'Immigrazione

lunedì 19 dicembre 2011

Arriva passaporto Ue per lavorare ovunque

 

 BRUXELLES - La popolazione invecchia, il lavoro si sposta altrove e nel 2020 serviranno 16 milioni di professionisti disposti a trasferirsi in altri Stati Ue che dovranno riconoscere le loro qualifiche: per rendere piu' facile seguire le necessita' del mercato Bruxelles lancia il 'tesserino' europeo che certifichera' le qualifiche professionali per poter continuare ad esercitare qualunque professione in qualunque paese dell'Unione europea.


Per il Commissario europeo per il mercato interno, il francese Michel Barnier, rivedere la Direttiva sulle qualifiche professionali e' doveroso in questo momento in cui aumenta la richiesta di personale altamente qualificato: ''Per coloro che dispongono delle necessarie qualifiche sara' piu' facile trasferirsi dove si prospettano offerte di lavoro, e l'idea di una tessera professionale europea, sotto forma di certificato elettronico, consentira' di semplificare e accelerare le procedure di riconoscimento per i professionisti disposti a trasferirsi per lavoro''.


La proposta prevede inoltre l'aggiornamento dei requisiti minimi di formazione per medici, dentisti, farmacisti, infermieri, ostetriche, veterinari e architetti (ad esempio, il requisito minimo di ammissione alla formazione per infermieri e ostetrici passa da 10 a 12 anni di formazione scolastica generale) e l'introduzione di un quadro di formazione e di verifiche professionali comuni.
Un passaporto italiano.

sabato 17 dicembre 2011

Figli contesi:arriva il mediatore


Figli contesi, arriva il mediatore

Sulla custodia dei minori scoppiano, nelle coppia bi-nazionali, dispute che spesso sfociano in veri rapimenti. Un fenomeno in crescita, cui l'Unione Europea risponde con il Mediatore.

14/12/2011
Strasburgo - Solo in Gran Bretagna c'è un caso di sottrazione internazionale di minore ogni due minuti. Il dato è del ministero degli Esteri britannico e la dice lunga sul dramma vissuto dai bambini contesi da genitori di diverse nazionalità al momento della separazione. Un fenomeno in crescita in tutta Europa, parallelo all'aumento della circolazione delle persone. Il Parlamento UE da due anni ha istituito la figura del Mediatore in materia e ora pubblica  un Vademecum per cittadini e Istituzioni, per offrire orientamenti in quello che riconosce come un campo sensibilissimo.     

     Ogni anno nei 27 Paesi membri, che da luglio saranno 28 con la Croazia, si contraggono circa 2 milioni di matrimoni, di cui 300.000 riguardano coppie di diversa nazionalità. Su 1 milione di divorzi, 140.000 riguardano coppie bi-nazionali. Sulla custodia dei minori scoppiano conflitti con molti casi di uno dei due genitori che “rapisce” il figlio o i figli. E' storia di avvocati, di vie diplomatiche oltre che di dolore.     

     Il Mediatore europeo cerca di portare i genitori a un "accordo volontario" che eviti estenuanti azioni giudiziarie transnazionali che restano sempre molto complesse. Riveste tale ruolo l'onorevole Roberta Angelilli, vicepresidente del Parlamento Europeo, che parla di “conflitti forti, di dolori laceranti”. Assicura che ci vuole innanzitutto molto ascolto per il padre e per la madre e ore di mediazione tra le parti legali.

     La vice-presidente della Commissione Europea, Viviane Reding, che ha sostenuto l'iniziativa, sottolinea che si tratta di “mettere insieme i pezzi delle leggi che in materia non mancano ma anche sostanzialmente di perseguire la via del dialogo”. Dopo i primi due casi che possono definirsi risolti perchè si è arrivati a una soluzione che permette ai bambini di mantenere un rapporto con entrambi i genitori, cresce il numero di coppie che ricorrono all'ufficio della Angelilli. Anche se bisogna dire che nella maggioranza dei casi a scrivere sono i papà che vedono affidati i figli alle madri.

     C'è da dire che l'Italia è lo Stato membro dal quale arriva il maggior numero di richieste di mediazione. Al momento le richieste riguardano 98 coppie: i bimbi contesi sono 123, tra i 3 e gli 11 anni, di cui 76 femminucce e 47 maschietti.  Ma ancora sono tanti coloro che non saprebbero come muoversi su questa strada che è sostanzialmente di dialogo: per questo da gennaio il Vademecum sarà disponibile in tutti gli Uffici di rappresentanza UE e on line in tutte le lingue.     

     L'Europa che tenta con difficoltà di raggiungere una vera governance politico-economica sta cambiando anche l'approccio al sociale. Lo conferma la presidente della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, Erminia Mazzoni: “Fino a poco tempo fa le richieste dei cittadini venivano respinte perchè la competenza sui figli era solo nazionale ma oggi non può più essere così”. “La tutela dei minori è un punto fermo della Carta dei diritti diventata parte integrante del Trattato di Lisbona – spiega - e dunque l'UE non può più sottrarsi”.

     La Angelilli, la Reding, la Mazzoni usano la stessa identica espressione: “Con grande cautela”. La cautela necessaria sempre quando si parla di minori e tanto più per bambini che nella sofferenza della separazione rischiano le lacerazioni ulteriori di un conflitto esasperato dalla lontananza fisica e a volte di lingua e di cultura tra le famiglie di origine, che rischiano di essere solo oggetto del contendere.
Avv. Carlo Ioppoli
Presidente Nazionale A.N.F.I. - Associazione Nazionale Familiaristi Italiani

venerdì 11 novembre 2011

Protezione civile, ecco la procedura a seguito degli esiti della Commissione nei centri d'emergenza

Il testo è stato concordato nell'ambito del Comitato di Coordinamento di cui all'art. 1, comma 2 dell'opcm n. 3933/2011 - La circolare del 1 ottobre scorso emanata dal Dipartimento della Protezione Civile ha definito la procedura di gestione degli immigrati che sono ospitati all'interno dei vari centri d'emergenza a seguito delle decisioni delle Commissioni Territoriali.

Sono stati evidenziati tre casi che si possono verificare:

1) Parere favorevole della Commissione Territoriale
In questo caso la Questura notificherà allo straniero l'esito positivo del colloquio con la Commissione Territoriale e contemporaneamente ne dà comunicazione al Soggetto Attuatore e all'Ente Gestore ove lo stesso è ospitato. L'immigrato verrà ospitato all'interno del centro anche dopo la consegna del permesso di soggiorno e fino al termine dello stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale.

2) Parere negativo della Commissione Territoriale - nessuna richiesta di ricorso contro il rigetto
Questo è un caso molto remoto, perchè come ben sappiamo, praticamente la maggiorparte degli stranieri faranno ricorso nel caso in cui sia negativo il parere della Commissione Territoriale. Anche in questo caso sarà la competente Questura a notificare il diniego e se entro i termini di legge (30 giorni dalla notifica) l'immigrato non presenterà ricorso, sarà condotto dalle forze dell'ordine che notificheranno il relativo decreto di espulsione dandone comunicazione al Soggetto Attuatore e all'Ente gestore. A questo punto la situazione dell'immigrato dovrà essere "gestita" dalla Questura.

3) Parere negativo della Commissione Territoriale - presentazione del ricorso contro il rigetto
Dopo che all'immigrato sarà notificato il diniego della Commissione Territoriale ed effettuerà ricorso contro la decisione di quest'ultimo entro i canonici 30 giorni, potrà rimanere all'interno del centro compatibilmente con la vigenza dello stato emergenziale, fino alla conclusione di tutti i gradi di giudizio.
Avv. Carlo Ioppoli
http://www.avvocatostranieri.com/